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Chiara Celi - Strade di polvere, invisibili vite
Collana "Le Schegge d'Oro"
I libri dei Premi - Poesia
14x20,5 - pp. 58 - Euro 6,70
ISBN 88-6037-261-5
Presentazione
In un mondo distratto, mentre “intorno tutto scorre” si dispiega il pensiero di Chiara Celi, a cercare le risposte ai continui interrogativi, a scandagliare le notti sconfinate quando “s’artiglia il ricordo” e gli occhi inchiodano alle ombre.
Scavando nell’inquietudine alla ricerca d’un segnale, d’una limpida certezza, d’un “gesto che canti l’immenso”, capita di oscillare tra silenzi e smarrimenti, e viene in superficie il desiderio di “restare immobili” come se ci si trovasse a vivere un’unica stagione che ha dimenticato il ciclo naturale.
In questa “muta deriva” scoprirsi come sospesa, chiusa dentro una simbolica “bolla” a fare i conti davanti a “giorni prigionieri”, a districare la matassa d’inutili parole, “impietrita davanti a frasi impazzite”, “a divorare le ombre di strazianti silenzi”.
E sentirsi come trattenuta sul fondo di una realtà infida, in superficie totale mancanza di vento che rende assai arduo salpare per un desiderato luogo/approdo, e quel desiderio di “rannicchiarsi come un feto”, quella volontà di continuare a cercare muovendosi in cerchio, non fanno che alimentare la febbre dell’animo, il ribollire velenoso “tatuando sul petto l’ustione di un miraggio”.
E poi, nella lirica “Richiamo spezzato”, Chiara Celi pone in evidenza le sue vibranti constatazioni e scrive “tra opachi frammenti rimango/nell’eco di giorni scheggiati./E su cieli serrati di pietra/stanco s’infrange il richiamo” come a sottolineare la ricerca d’una possibilità che permetta di evadere da una condizione sofferta.
Le sue parole sono alimentate dal tempo che “struscia” sulla pelle impietoso, dalle vane domande e dalla negazione di una voce: le parole come “lampi nel buio” in attesa di deflagrazioni, per decodificare un linguaggio di mondi temporaneamente segreti. A volte, assalita da quella sensazione di sentirsi “orfana di parole” e far fatica a decifrare il segno di un’esistenza, come a naufragare “nel cuore del nulla”; altre volte assediata da un’ansia “vorace” che “accende come torcia impazzita” o, infine, dispersa in “irrisolti silenzi”, nei giorni vissuti sempre da capire ed analizzare quando pare non esservi nessuna ragione, nessun orizzonte promesso mentre guarda “un mondo che non le appartiene più”.
In ultima analisi, lo sguardo di Chiara Celi cerca sempre di andare oltre i confini, per ritrovare il senso più vero: le inutili parole si disperdono nell’aria fredda, le attese e le futili confusioni si possono “stracciare” e, se vi sono parole che possono ingannare, occorre “ricalibrare” l’“ardente richiamo”.
Senza mai voltarsi indietro fino a guardarsi dentro, nelle zone più segrete, nella solitudine taciuta, nella “carne vibrante”, fino a disvelare la forza d’un sogno d’un amore di luce infinita, d’uno “schianto d’antichi suoni”: ecco allora che in questo ipnotico volo che prevede ardite acrobazie interiori è fondamentale trovare la mano che stringe, che afferra, che aspetta il momento opportuno.
Eppure non v‘è mai richiesta di comprensione per il suo universo, per le traiettorie impossibili, non v‘è la pretesa certezza di capire come mai, a volte, “si perde la strada” e, in quel suo muoversi in un continuo dedalo, senza dimenticare di soffermarsi ad avvisare “non ho nessuna mappa” da offrire, ritrova infine il significato e il valore di un “semplice sorriso” seppure da sradicare da quel silenzio “irrisolto”, dall’assenza lacerante, dal quieto oscillare “senza peso”.
Massimo Barile