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Il Respiro del Giglio

Letteratura > Chiara Celi > Bibliografia

Chiara Celi - Il respiro del giglio
Collana "Le Schegge d'Oro"
I libri dei Premi - Poesia

14x20,5 - pp. 72 - Euro 7,00
ISBN 978-88-6037-7319

Prefazione


Leggere le poesie di Chiara è stato per me un progressivo sprofondare in un’atmosfera da cui mi sentivo sempre più avvolta, come nell’ascolto di una sinfonia, ed era una sensazione di sorpresa e riconoscenza: sorpresa, per il potere di accattivante seduzione esercitato da quei versi brevi, intercalati da altri più lunghi ma ugualmente ritmati, scorrevoli e scanditi come i tempi della ‘pastorale’, pur con un altro contenuto emozionale rispetto a quello delle danze sull’erba di Beethoven; riconoscenza, nel senso di riconoscere come vissuto di un intero universo femminile la ricchezza interiore che i versi di Chiara rivelano: dolore, insieme ad inquietudine e a un’ansia ambigua e sottile che si fa sorella dell’angoscia, è il sentimento prevalente delle sue poesie; Chiara ne disegna le luci e le ombre, i contorni e le sfumature, sublimando la sua esperienza personale, il suo vissuto di donna e figlia, attraverso il rapporto determinante col tempo; si tratta di un tempo dimenticato, sepolto e riportato alla luce, nel quale Chiara riesce a declinare i moti dell’anima svelandone le contraddizioni profonde e insanabili proprio quando la ricerca di senso sembra approdare a qualche certezza[...]

Protagonisti delle poesie di Chiara sono le persone e gli oggetti della realtà quotidiana e del ricordo, trasfigurati e idealizzati dentro paesaggi naturali in cui dominano i quattro elementi primordiali, ma soprattutto l’acqua; l’acqua, presente in tutta la molteplicità delle sue forme, ne caratterizza la stessa scrittura: fluida, dinamica, scorrevole, e nello stesso tempo pura, vitale, persistente, è l’elemento chiave più presente nei suoi versi, in tutte le possibili infinite, sofferte varianti: metafora di un’angoscia sottile, che a volte come liquido trasparente scorre in modo quasi indolore, di un sentire struggente, memoria dolorosa di un grembo materno troppo presto negato, oppure di libertà da conquistare in una possibile via di fuga attraverso i misteri dell’inconscio; ma è anche un tormento che si condensa in gocce minacciose che gonfiano l’aria, in cristalli di gelo o schegge di grandine che arrecano profonde ferite, oppure un sentimento che si espande in larghezze oceaniche, dove i sensi si dilatano a scoprire nuovi gesti, nuove emozioni, fino al quieto biancore di una neve impalpabile, quasi asciutta, che estingue insieme all’acqua ogni desiderio e si dissolve nel gusto amaro di una sete metafisica, perché ciò che rimane e resiste è solo la voragine in cui l’anima sprofonda, lacerata dal vuoto di assenze incolmabili…
Non solo acqua, ma anche terra, aria, fuoco… terra che può essere pietrosa e arida, oppure fiorita e vitale, e comunque sempre tangibile, concreta, estremo appiglio di roccia quale elemento di stabilità sul ciglio dell’abisso delle incertezze umane; e poi aria, in lieve brezza o vento tempestoso, e fuoco, cifra dell’eterno dualismo amore/dolore, disperazione/speranza, salvezza/dannazione.
E così, questo tempo riscoperto e ritrovato, che rappresenta quasi un ‘termine fisso d’eterno consiglio’, che vivifica e redime la coscienza di sé come uno spirito laico con un ruolo in qualche modo equivalente a quello dello spirito santo per la redenzione dell’umanità, risplende come una fiammella brillante e incorruttibile nelle gocce d’acqua e nell’aria illuminata dal sole, riflette nel brillio delle pietre e della rugiada sull’erba l’estrema scintilla di vita che accende gli occhi delle persone che soffrono, e raggiunge la massima espressione lirica in “Una promessa di mare”, diventando una evidente testimonianza di un’intima verità rimossa e tornata alla luce, con tutta la forza e la soavità di un salmo biblico, di un cantico d’amore.

Silva Bettuzzi


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